sabato 12 aprile 2014

L'illuminazione delle tenebre


È facilissimo per noi spiegare con il ragionamento perché il fuoco del fulmine sia molto più penetrante del nostro, che scaturisce dalle fiaccole terrestri. […] Inoltre la luce attraversa il corno, ma la pioggia è respinta.

Perfacile est animi ratione exsolvere nobis
quare fulmineus multo penetralior ignis
quam noster fuat e taedis terrestribus ortus.
[…]
Praeterea lumen per cornum transit, at imber
respuitur.


II, vv. 381-383; 388-389 (pp. 153-155)
 
L’evoluzione umana ha condotto la nostra specie a cercare un ruolo attivo nei confronti dei ritmi ordinari della natura. L’interruzione dell’attività a causa del sopraggiungere della notte, limitava notevolmente le potenzialità che potevano emergere, pertanto dall’alba dei tempi l’uomo ha cercato un metodo per ovviare a ciò: l’utilizzo del fuoco come fonte di illuminazione. Nelle brevi citazioni riportate vengono nominate due antiche invenzioni: la fiaccola e la lanterna (che Lucrezio nomina attraverso una metonimia, dacché le lanterne avevano spesso le pareti di corno). La prima consisteva in un lume fatto con materie resinose, diventato famosissimo per quanto riguarda le olimpiadi, sin dalla Grecia antica.

Figura 1 Portatori di fiaccole olimpiche disegnati su un antico vaso greco
 
Per quanto riguarda invece le lanterne, esse furono per la prima volta nominate dal poeta greco Teopompo e dal filosofo Empedocle di Agrigento. L’unica rappresentazione egizia conservatasi non è molto distante dalla descrizione che ne fa Giovanni nel Nuovo Testamento. In generale, nell’antichità, l’utilizzo delle lanterne era destinato agli auguri per l’interpretazione degli auspicia nel cielo notturno.  
 
Figura 2 Dipinto del filosofo greco Diogene di Sinope che impugna una lanterna (Diogene cerca l’uomo, Johann Heinrich Wilhelm Tischbein)

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